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la raccolta delle castagne a Norma

NORMA


LA RACCOLTA DELLE CASTAGNE A NORMA


La castagna a Norma c'è ancora, anche se è malata.

Un tempo il lavoro per la raccolta delle castagne cominciava nei primi giorni di ottobre e terminava i primi giorni di novembre.

Oggigiorno, però, non c'è più tutta quella fatica all'aperto, all'acqua e al vento, cui erano impiegati, uomini e donne ed anche dei ragazzi.

I ragazzi a volte venivano per così dire "affittati" dai proprietari dei castagneti, dando ai genitori, una caparra per raccogliere le castagne
(pe'ì a raccoj le caschiegne).

La caparra che il padrone dava era di poche lire, se l'impegno assunto non era rispettato per qualsiasi motivo, lui ne pretendeva il doppio dalla famiglia che già viveva nella miseria, per farla breve, si campava anche sulla miseria della povera gente.

A quei tempi si diceva: A San Francisco la caschiegna dentro la cestra (
a San Francesco la castagna nel canestro).

Il lavoro della raccolta delle castagne era molto faticoso, normalmente si usciva da casa all'alba, e appena si faceva giorno s'iniziava la raccolta delle castagne con la schiena abbassata verso terra.

La raccolta s'iniziava così presto, perché durante la notte cadevano parecchie castagne e il padrone del castagneto aveva paura che qualcuno potesse andare a rubargliele. Spesso però era della povera gente, che così si procurava qualcosa da mangiare per qualche giorno.

Le castagne che si raccoglievano, erano messe dentro dei cestini di vimini (
manecuti) che portavano gli operai, poi, quando erano pieni, si andavano a versare dentro i canestri (cestre) oppure dentro i sacchi di juta.

Nei castagneti in quei giorni di raccolta c'erano molte persone; c'erano anche le donne, assunte anch'esse per la raccolta, sia giovani sia anziane.

Le bambine, invece, non erano idonee a questo lavoro perché non avrebbero potuto resistere alla fatica della raccolta delle castagne, comunque anche queste non stavano senza far niente, stavano con le donne adulte nelle case per aiutarle nella scelta delle castagne, scartando quelle piccole destinate a essere essiccate e le bucate che venivano date da mangiare ai maiali.

A mezzogiorno si mangiava un po' di pizza di pulente seduti ai piedi delle piante o accanto alla capanna, e subito dopo la breve interruzione si riprendeva il lavoro. La pizza era fatta solamente con farina di granturco.

Qualcuno che se lo poteva permettere portava anche una cipolla o due pomodori con un po' di sale, che mettevano tra due fette di buon pane, oppure, qualche aringa sotto sale (
zaràca).

Quando cominciava a fare buio e non si riusciva a distinguere la castagna dal suolo, si caricava sulle spalle i sacchi pieni di castagne, che poi venivano messia dorso degli asini o dei muli.
Per tutto il periodo della raccolta tutti i giorni erano così, e si tornava a casa a pezzi.

La sera, a casa si mangiava un piatto di pasta con le patate o con i fagioli, insalata o verdura cotta.

Verso la metà di novembre i proprietari smettevano di raccogliere le castagne nei loro castagneti e li abbandonavano, lasciando la
busca, cioè permettevano che i poveri del paese potessero raccogliere le castagne gratuitamente e farsi una mangiata.

Infatti, a quei tempi c'era molta gente che, finita la raccolta, rovistava tra le foglie e i ricci, cercando qualche castagna grande o piccola che fosse, lo faceva passando e ripassando il terreno con un bastone biforcuto (
la furcinella), con la schiena curvata, rivoltando le foglie (le pampene) e aprivano i ricci che non si erano aperti.

Qualche famiglia povera raccoglieva anche i ricci vuoti e secchi, erano messi nei sacchi di juta e si portavano a casa, pronti a ravvivare il fuoco dei camini, erano tempi in cui non si buttava via niente.



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