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Norba

NORMA







LA CITTA' DI NORBA



La data di fondazione di Norba non è sicura, lo storico Tito Livio, vissuto all'epoca di Cesare Augusto, narra che nel 492 a.C. vi fu dedotta da Roma una colonia, era
un' avamposto a difesa dai
Volsci, una popolazione dell'interno che si stava
avvicinando minacciosa sulla pianura pontina.

Norba sorgeva su un monte della catena dei Lepini che si erge ripido dalla pianura pontina per mt 450.

Pochi ma significativi i resti di questo periodo, il più importante è questa testa di gorgone che doveva campeggiare al centro del tetto di un primitivo tempio e che doveva incutere timore e rispetto ai fedeli.




Nel V secolo a.c. Roma era già una grande città, alleata con le altre cittadine latine, aveva esteso il suo controllo a gran parte del Lazio meridionale, ma proprio nel V secolo la propria supremazia venne messa in discussione a nord dagli Etruschi, più a sud dai Sabini e soprattutto dai Volsci che miravano a estendere il proprio territorio nella pianura Pontina e che occuperanno città come Velletri, Anzio, Satrico, Sora e Fregelle.








Nel
IV secolo a.c.. Roma, riaffermò il suo potere stringendo alleanze inviando coloni verso il mare a Ostia, Anzio e a Terracina, poi verso le zone interne come Cori e Segni.






In questa politica espansionistica un ruolo fondamentale assume
Norba, vengono costruite mura a difesa e a controllo di tutto il settore dei Monti Lepini e della pianura sottostante.

Nell'
82 a.C. la città di Norba viene distrutta; per capire il perché di questa fine, bisogna spostarsi a Roma diventata dominatrice incontrastata del mediterraneo ma in quegli anni dilaniata dalle guerre civili che opponeva Mario a Silla per la conquista del potere.

Proprio un cittadino di Norba,
Caio Giunio Norbano console a Roma era il più deciso partigiano di Mario e quando Silla vinse anche il destino di Norba, fu segnato.

Un esercito al comando di
Emilio Lepido, luogotenente di Silla strinse d'assedio la città di Norba riuscendo a entrare nella città grazie ad un tradimento di un cittadino Norbano.

La reazione dei Norbani tuttora lascia sbigottiti, preferirono suicidarsi, incendiando la città e procurandosi così una morte atroce anziché arrendersi.

Ecco come lo storico
Appiano descrive le ultime drammatiche ore di vita di Norba: " si dettero l'un l'altro la morte con la spada, altri si impiccarono, altri bloccate le porte incendiarono le proprie case, allora si levò un vento impetuoso che distrusse tutto".

La visita dell'antica
Norba è di particolare interesse per la grandiosità del poderoso perimetro delle mura poligonali, le cosiddette " Ciclopiche " e il fascino delle bellezze naturalistiche.

L'antica Norba è dominata da due acropoli, chiamate "
maggiore " e " minore", tra queste ci sono i resti di una costruzione che si considera, rappresenti uno degli esempi di stabilimento termale dell'antichità.

Si possono ammirare cisterne, pozzi, ambulacri dei passaggi sotterranei e alcuni tratti di basalato stradale ancora perfettamente conservato.

Dal forte impatto scenografico, i terrazzamenti di costruzione e contenimento, impressionano per la loro grandiosità, furono realizzati per addolcire i vari dislivelli del terreno all'interno della città Norba.

Per accedere alla città di Norba vi erano soltanto quattro entrate, le cosiddette "Porte", la
Maggiore, la quale è ancora perfettamente conservata, protetta da un torrione, un manufatto molto raro nel suo genere, poi le altre tre, la Porta Ninfina, la Porta Occidentale e la Porta Signina.







Dato che la città di Norba era prettamente militare, aveva anche delle entrate secondarie vicino alle porte principali, ed erano chiamate "
Posterule", ed erano concepite che potevano permettere il passaggio dei soldati soltanto in fila indiana.

La grandiosità delle mura ciclopiche dell'antica Norba hanno fatto pensare che queste fossero state edificate dai "
Ciclopi", una popolazione che si era trasferita dalla Grecia in Italia intorno al XIII sec. a.C.




Gli scavi che sono stati eseguiti le hanno datate presumibilmente intorno al 330 a.C. però per opera dei romani.

In un'area alle pendici dell'acropoli Minore, durante i saggi di scavo effettuati nel 1992, gli archeologi hanno ritrovato resti di travi carbonizzate, erano i resti di un tetto crollato a seguito di un incendio, forse proprio quello dell'82 a.C. che decretò la fine di Norba e dei suoi abitanti.




IL NOME: NORBA

Norba evidentemente è composta di due parole :
NO(va) ORBS oppure URBS che significano : NUOVA CITTA' ROTONDA.

I romani chiamarono
URBS la loro città che fu poi il nome equivalente di Roma, perché il primo tracciato di essa deve essere stato rotondo.

Analizzando il termine Norba si capisce benissimo la sua forma : essa siede sopra una collina spianata e descrive un cerchio quasi perfetto col perimetro delle sue mura. Perché fu detta nuova?
Quale era la città più antica, al confronto della quale fu detta nuova?

La spiegazione più ovvia pare debba provenire dal fatto che i primi abitanti della zona si erano fermati alle radici del monte, presso il lago Ninfa, negli anfratti delle numerose grotte della costa.

Gli
Etruschi o gli Albani sotto la minaccia dei pirati che venivano dal mare, o dei predoni del mezzogiorno, trasportarono questa gente sull'altura, fortificandone la residenza con mura rotonde e vallati nei luoghi pianeggianti.

La parola NORBA = Città Nuova distingueva questo luogo da quello abitato in precedenza.



LE TRE NORBE

Nella storia latina si conoscono tre Norbe.

La nostra situata sui monti Lepini, colonia albana e poi romana.

La Norba Cesarina nella Spagna, oggi Caceres, fondata da Norbani dopo la distruzione della loro città e che ha celebrato il bimillenario della sua nascita nel 1967 con francobolli commemorativi, recanti l'effige del nostro Caio Norbano.

La Norba Pugliese, oggi Conversano data alla luce dagli scavi compiuti dalla sovraintendenza nel 1958.


NORBA IN PIANURA E NELLE GROTTE

La zona pedemontana che corre dal colle della Mentuccia a Norma fino al territorio di Sermoneta presenta tombe o scavi a forno.

Inoltre, poiché la zona è ricca di grotte naturali e artificiali, si può pensare a una popolazione preistorica o ai cosiddetti Prisci Latini che in esse avevano i loro rifugi.

Del resto è noto che, dove stanno le tombe, nelle vicinanze dovevano esserci le abitazioni.

Il punto di richiamo per questa gente era la sorgente di Ninfa, dalla quale potevano attingere acqua per le necessità domestiche e per l'abbeverata degli animali.
Anche i pascoli dell'ampia campagna e la zona riparata dal vento invitavano a risiedervi.

Il colle di Norma offre esempi di grotte a tutte le quote.

Proprio sulle sorgenti del Ninfa c'è quella di
S. Angelo in un posto salubre ed esposto al sole e all'aria tra cespugli verdi di mortella e ciuffi taglienti di stramma: un luogo che in passato forse fu dedicato ai Numi (al dio Vertumna?) se i cristiani del secolo VII lo cambiarono in un santuario conservandone l'uso religioso.

Più in alto c'è la grotta detta
Arnale, (forse il nome deriva da "Arniale" un rifugio per le api) larga e spaziosa.

Gli arnali in questa zona sono tre:
Arnale la Menta; Arnale Vocca Larga; Arnalicchio.

Nella contrada
Vizzogo, si snoda un sentiero fino al Canalone della Valle della Viola, lungo di esso ci sono delle grotte alcune naturali, altre invece sono opera dell'uomo poiché si vedono ancora oggi i segni dello scavo.

Nelle grotte sono stati trovati indizi di abitazione dell'uomo e reperti di uso domestico, inoltre servivano anche da rifugio per gli animali.

Nell'era antica l'uomo trovava la propria sicurezza costruendo le proprie abitazioni su degli altopiani scoscesi, in prossimità di specchi d'acqua o dei fiumi così da rendere difficile l'accesso al nemico, se non era possibile trovare dei luoghi che rispettassero queste prerogative, allora costruivano dei grandi muri nelle vicinanze del villaggio, oppure costruivano dei fossati, per creare ugualmente le condizioni di difesa necessaria.

Infatti , le grotte di Vizzogo sono circondate verso il mare da una solida muraglia ciclopica costruita rozzamente.

A sud il fosso Canalone invece crea nel sottostante terreno una fenditura invalicabile, sia per la folta vegetazione circostante che per profondità dello stesso.






IL CASTELLIERE

Le città antiche costruite in pianura avevano un sicuro rifugio sulla fascia collinare o sul monte più vicino, dove mettevano da parte le cose sacre, i beni e le famiglie in tempo di pericolo.

Questo luogo ha il nome in archeologia di
Castelliere.

Era circondato da un muro a secco, da strapiombi naturali; se qualche punto toccava il piano e diventava accessibile al nemico, si scavavano dei fossati profondi per ostacolare la manovra di assalto.

La fascia costiera laziale verso i secoli IX, VIII e VII a.C. era infestata dai pirati
Greci e Fenici, i quali prendevano terra dalle loro veloci navi e saccheggiavano la gente, il bestiame e i viveri, che poi trasportavano sui grandi mercati o nelle loro terre d'origine.

Per evitare queste ripetute invasioni, la popolazione attorno a Ninfa pensò bene di abbandonare le antiche grotte e capanne per trasferirsi stabilmente con le abitazioni sul monte di Norba dove avevano già un rifugio di emergenza o Castelliere.

L'idea di questo cambiamento sembra che sia stata degli
Etruschi che in quel tempo commerciavano nella zona.

La massa della popolazione era certamente del luogo o Albana.

Si presume che il primo tempio di Norba sarà stato quello sul versante di Ninfa, dedicato alla triade etrusca:
Giove, Giunone e Minerva.

Adesso è chiamato tempio di
Lucina.

Non sappiamo quale fosse in origine l'ingresso di Norba sul monte, probabilmente fu quello della Porta Ninfina; oppure verso l'angolo orientale delle mura che guardano Norma moderna.


LA FONDAZIONE DI NORBA

Della fondazione di Norba gli scrittori latini parlano della sua esistenza molto raramente, eppure su antichi testi risulta che:

Norba fu una fondazione di Alba Longa, appartenne alla Federazione latina sotto la presidenza di Alba Longa; così lo era anche Roma!

A causa della distruzione di Alba Longa da parte dei Romani, Norba appartenne alla Lega Latina sotto la presidenza di Roma e nel 492 Norba diventò colonia del popolo romano.

L'odierna pianta della città di Norba non è quella originale della fondazione Albana, ma quella ingrandita dai Romani quando fondarono la loro colonia.

Può darsi che, la posizione generale dei templi, delle acropoli, delle vie secondo il
cardo, strada principale in direzione nord-sud dell'accampamento che incrociava perpendicolarmente il decumano, una strada con orientamento est-ovest, sarà rimasta pressappoco intatta: ma le abitazioni erano quasi tutte capanne.

Questo è avvalorato dagli scavi eseguiti presso altre città distrutte in epoca contemporanea di quella norbana come Satricum, e dai villaggi che si conservano nei pressi di Norma al
Colle Gentile e forse anche a Valle Le Pera.

Del resto anche Roma in quel tempo era una città di capanne e la reggia di Romolo era di paglia.

Le capanne erano a forma conica o rettangolare, avevano come base un muretto abbastanza alto costruito con delle pietre, unite a secco sul quale poggiavano dei tronchi di albero robusti, legati alla cima con piante arbustive quali le ginestre e le vitalbe.

Nelle costruzioni rettangolari le cime di questi tronchi sporgevano sul colmo della copertura fuori delle paglie come tanti V.

Tra i tronchi s'intrecciava un graticcio di rami più piccoli, giunchi e canne. Sopra si distendeva uno strato di paglia di grano che nella mietitura era lasciata lunga proprio per questo scopo.

La paglia era cucita sui legni con grossi aghi di osso o di canna oppure con delle tavolette, per tenere il tutto si usavano come filo la ginestra, la raffia e altri vegetali flessibili. Il rivestimento di paglia era impenetrabile all'acqua, al freddo e relativamente anche al caldo.

Tutto era però molto incendiabile, per ovviare a questo pericolo e per rendere im-possibile l'ingresso in capanna agli insetti e ai rettili, tutto l'interno era abbondantemente spalmato di argilla ben battuta e levigata, per cui l'abitazione diveniva più luminosa e sicura.

Normalmente il pavimento era scavato nel terreno; nell'età più antica gran parte del vano era sotterra, per la difesa e protezione che poteva offrire il suolo.

L'altura maggiore si chiamava
pure aree (dal latino arcere = tener lontano) o capitolium o anche praetorium.
Era il luogo più sicuro, più difeso; dove risiedeva il presidio militare, il tempio e gli uffici della Comunità.

Molto probabilmente il nucleo più antico di Norba è stato quello occupato dall'Acropoli minore ossia l'altura a sinistra della Porta Maggiore.
Essa fu circondata già allora da mura in pietra e quelle presenti costituiscono una muraglia addossata evidentemente a un'altra più antica che cingeva l'acropoli piccola.

LA COSTITUZIONE DEL COMUNE DI NORBA

Il comune di Norba era costituito come quello delle vicine città e della stessa Roma.
Ed era così composto:

1) la famiglia, della quale era assoluto padrone il "
Pater Familias";

2)
dieci famiglie formavano una gente;

3)
dieci genti erano 100 famiglie e formavano una Comunità.

Le curie si riunivano nelle solennità sotto la presidenza di un capo detto
CURIO e avevano un sacerdote proprio: il FLAMEN CURIALIS.

Indubbiamente c'era un dirigente, un'autorità nel governo di Norba, anche se non si sa se era stato insignito del titolo di Re.

Si presume che la maggioranza degli abitanti di Norba siano stati dei parenti; nelle famiglie ci sarà stata una certa correlazione gerarchica secondo le età e le proprietà.
I maggiorenni indubbiamente governavano il Comune e decidevano sulle vertenze legali dei cittadini. Li avranno rappresentati ufficialmente nelle assemblee generali, che si tenevano nella zona albana.
Norba poteva essere retta da un'autorità sacerdotale che impersonava, come in altri comuni della stessa epoca, la doppia autorità civile e religiosa.


NORBA COLONIA DI ALBA

Alba fu la prima potenza politica del Lazio. Si chiamò Longa perché si allungava sul ciglio orientale del Lago di Albano dalla parte scoscesa sopra Palazzolo e i Cappuccini.

Le acque del lago, dove essa si espandeva, erano molto profonde e si navigavano con molta difficoltà, questo per la presenza di numerosi mulinelli e le correnti sotto superficie.

Sopra s'innalza il Monte Cavo, detto allora Monte Albano, una cima ben visibile da tutti i castelli romani, celebre per il tempio di
Giove Laziale.

Le colline presso i popoli primitivi erano sede di Dio perché toccavano il cielo e la notte s'incorniciavano di splendori stellari.

Le campagne attorno ad Alba erano fertilissime. Da Roma a Terracina si estende un'immensa pianura fatta dì piccoli colli, dove la vite, il grano, i cereali maturano a meraviglia, e le greggi trovano pascoli erbosi e limpidi ruscelli per abbeveraggio.

In questa distesa di terra così ampia e fertile gli albani vennero con le loro famiglie a fondare le nuove città.

Norba e le altre città latine erano confederate sotto la presidenza di Alba, questa supremazia albana poco piaceva ai Romani, i quali erano nati con la passione del dominio.

Dagli scritti di
Dionisio di Alicarnasso ecco l'elenco dei popoli confederati secondo l'ordine alfabetico: Ardeati, Aricini, Bovillani, Burbentani, Corani, Corventani, Circeiensi, Coriolani, Corbinti, Cabani, Fortini, Gabini, Laurentini, Lanuvini, Lavinati, Labicani, Nomentani, Norbani,Prenestini,Pedani,Querquentani,Satricani,Scaptini,
Segnini, Setini, Telleni, Tiburtini, Tuscolani, Tolerini e Velletrani .

A quanto sembra questa Confederazione latina sotto la presidenza di Alba Longa non aveva una struttura giuridica e forte, come poi la ebbe sotto Roma.

Alba era la città madre, origine comune e luogo d'incontro, dove ogni anno le città confederate si riunivano per trattare i comuni problemi e offrire sacrifici alle Divinità.

La sua certamente non deve essere stata solo una presidenza onoraria, ma probabilmente anche di governo, perché i Romani ne furono tanto gelosi da pensare di accaparrarsela verso se stessi.

Tullo Ostilio re di Roma aveva già stretto un'alleanza con i Latini, forse per non farli andare in aiuto di Alba, quando fosse venuto il momento di attaccarla.

Precedentemente, prima della Lega Latina, Tuscolo era stata a capo della Lega che comprendeva: Ariccia, Laurento, Lanuvio, Cori, Tivoli, Pomezia e Ardea.


LA DISTRUZIONE DI ALBA LONGA

Roma era gelosa di Alba e ben presto la guerra fra le due città si scatenò in un attimo, senza odio, senza un'apparente perché, ma soltanto per il desiderio di supremazia.

Alba fu distrutta dopo il combattimento degli Orazi e Curiazi e dopo lo scempio disumano del suo re
Mezio Fufezio, episodio che perfino Tito Livio si vergogna di raccontare, data la feroce crudeltà con cui fu compiuto.
Le case crollarono l'una sull'altra, la polvere grigia che i muri cadenti alzavano con rumori sinistri, copriva i templi rimasti soli e silenziosi sullo specchio gelido del lago.

L'intera popolazione di Alba si trasferì a Roma e l'Urbe aumentò di colpo la sua popolazione di migliaia di abitanti.

Roma, quindi era rimasta sola a dirigere le sorti del Lazio. I suoi Re utilizzavano nei confronti dei Latini, a volte la maniera forte di guerra e di deportazione,in altre la maniera dolce, fatta di lodi, di amicizie e di feste.

Persa la guerra, Alba Longa aveva ceduto tutti i diritti del territorio a Roma.

I Re
Tullo Ostilio, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo si erano assicurati l'alleanza con i Latini.
I capi dei Latini furono convinti da Servio Tullio a costruire sull'Aventino il magnifico tempio dedicato alla
Dea Diana.

Tarquinio il Superbo fu un autentico criminale, fu tanto crudele che fece uccidere con l'inganno Turno Erdonio di Ariccia, soltanto perché questi lo aveva rimproverato di un suo notevole ritardo per una riunione indetta da Tarquinio nei pressi di Marino.

Tarquinio il Superbo convinse, a tradire pagandolo, un seguace di Turno, questi nascose nell'alloggio di Turno delle armi.

Il giorno dopo Tarquinio disse ai capi della Lega Latina che Turno voleva ucciderli tutti, questi credettero all'inganno attuato, andarono nell'alloggio di Turno, trovarono effettivamente le armi, presero il malcapitato gli legarono al collo una pietra e lo lasciarono affogare nell'acqua ferentina, una località nei pressi di Marino.

Tarquinio il Superbo, elogiò la Lega Latina per aver castigato giustamente il malcapitato Erdonio e chiese loro se volevano continuare, a essere ancora partecipi alla fortuna del popolo romano.

La Lega Latina aveva timore di rifiutare quest'offerta e subire ancora delle devastazioni da parte dei romani, come quelle perpetrate sotto il regno di Anco Marzio e in seguito da suo padre, così acconsentì, un po' per paura un po' sperando che ne potessero ricavare dei vantaggi poiché avrebbero avuto la stessa parità dei romani.


NORBA E I PIRATI

Nel Lazio, in quel tempo i
Greci e i Fenici con la scusa dei commerci assalivano e depredavano dei loro averi i contadini della pianura, a volte assalivano interi paesi e portavano nelle loro terre i giovani più robusti per renderli schiavi. Tra questi commercianti c'erano anche i Cartaginesi, un popolo molto potente e organizzato.

Per porre termine a queste scorribande, i Consoli Romani Giunio Bruto e Marco Orazio
stipularono un trattato di alleanza con i Cartaginesi.

Norba nonostante che era stata costruita su un'altura, aveva esteso il suo territorio fino al mare, quindi questo trattato metteva al sicuro anche i suoi abitanti.

Adesso i pastori potevano far pascolare tranquillamente le loro mandrie senza alcun timore, ricominciarono a costruire capanne, raccogliere i frutti del loro lavoro e portarli nei mercati per venderli e avere con sé i loro figli senza il pericolo che i pirati li rapissero per renderli schiavi.


NORBA SI INGRANDISCE

La città di Norba era stata dedotta a colonia Romana, così nel giro di qualche anno iniziò ad espandersi, alla fine dell'espansione misurerà mq. 381,960, il perimetro murario sarà di m. 2662.

Si può affermare che la costruzione di Norba fu soprattutto un'opera militare.

Il tracciato urbano di Norba appare disegnato con grande maestria, la disposizione dei tre templi vengono a formare un triangolo isoscele che rasenta la perfezione, le strade invece formano con gli edifici degli angoli retti.

Queste strade erano costruite secondo un preciso piano urbanistico, detto del
CARDO e del DECUMANO.

Sostanzialmente la città veniva tagliata a croce e a scacchiera, così da formare degli angoli retti, le vie erano dritte e parallele.

La strada principale di Norba era quella che collegava la porta Maggiore a quella Occidentale.

Le strade di Norba davano accesso ai templi e abitazioni, la strada principale era pressoché in piano, mentre le altre erano in salita, i vari terrazzamenti venivano collegati tra loro anche da scalinate.


NORBA E LE SUE ACROPOLI

La parola "
acropoli" è un termine derivato dal greco "akros", alto e "polis", città e indica la parte più alta di una città.

Nella Grecia antica indicava quella parte della città che era costruita per ragioni difensive sulla sommità di un'altura e spesso cinta da mura.

Norba ha due acropoli, la minore che guarda verso la Norma attuale, la maggiore è rivolta verso le montagne, la denominazione maggiore e minore è data dalla diversa altezza in cui si trovano e anche per la loro importanza.

L'
Acropoli Minore aveva la migliore posizione nell'ambito urbanistico e godeva un orizzonte più ampio, era la parte più vecchia della città e anche il luogo d'origine dei primi insediamenti umani, difesa anche dalla costa con un forte pendio che s'inerpicava dalla sottostante Ninfa.

Nell'acropoli c'erano due templi e numerose abitazioni, sotto il tempio più alto sorgeva una casa signorile, nelle vicinanze ci sono alcuni pozzi a forma di bottiglia per l'approvvigionamento dell'acqua.

Il terreno dell'acropoli andava degradando verso Porta Maggiore e Porta Ninfina.

L'
Acropoli Maggiore si trova a circa m.490 ed era l'estrema difesa di Norba, in essa c'era il presidio militare, gli uffici e la residenza delle autorità detta anche Capitolium ( il Campidoglio ).

Nell'acropoli c'era il tempio della dea Diana e due cisterne di grandi proporzioni che raccoglievano e le acque piovane.

Nei pressi di
Porta Segnina si presume che una parte era adibita a scuderia per i cavalli, oppure destinata all'allevamento di animali da cortile, però poteva esserci anche un nucleo di case in legno di povera gente o addirittura schiavi.

Dall'Acropoli Maggiore si aveva un'ottima veduta, le fortificazioni che erano costruite fuori dalla città erano in asse ottico con essa, per far sì che qualsiasi segnalazione di allarme venisse dalle "Murella", da "Serrone di Bove" o da qualsiasi altro punto era ricevuto dalle vedette.


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